Colonna Traiana

Visita ad uno dei monumenti più belli di Roma

Mercoledì xx settembre, ore 16.00

Visita guidata xxx - Ciclo: Luoghi e Monumenti

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Piazza del Campidoglio

Mercoledì xx settembre, ore 16.00

Ciclo Passeggiate romane xxx descrizione: visita guidate alla scoperta del cuore di Roma

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Roma nei francobolli

Luoghi e Storia di Roma nelle miniature dei francobolli

Mostra filatelica, da mercoledi xx xxxxxxxxx 2017 a domenica xx xxxxxxxx 2017

La mostra è ospitata dal Palazzo xxx sede del xxxxx, via xxxxxx xxxx, dalle ore xx alle ore xx

Notevole è la produzione filatelica con richiami al tema Roma xxx

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i Rioni di Roma

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cruciTUaROMA

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C A R T E L U O G O B L  ♣  ♣
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N T E R R I T O R I O B V V
O I B I O S U C O D G R E I
S V  ♣ A G C R A P E  ♣ E N A
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le Mura Aureliane

mura aureliane

le Mura Aureliane – Rif.f. 1

Le Mura Aureliane sono una cinta muraria costruita tra il 270 ed il 273 dall’imperatore Aureliano per difendere Roma, capitale dell’impero, dagli attacchi dei barbari. Dopo aver subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell’antichità che in epoca moderna, le mura si presentano oggi in un buono stato di conservazione per la maggior parte del loro tracciato; nell’antichità correvano per circa 19 km, oggi sono lunghe 12,5 km.

In quel periodo la città si era sviluppata ben oltre le vecchie Mura serviane (che circondavano solamente i sette colli), costruite nel IV secolo a.C., durante l’età repubblicana, protetta da parecchi secoli di espansione dello Stato; ma la nuova minaccia, rappresentata dalle tribù barbare che fluivano alla frontiera germanica, non poteva essere controllata dall’impero, che versava allora nella difficile crisi del III secolo.

E infatti, dopo il 250 orde di Goti calarono dalla Scandinavia, loro terra d’origine, espandendosi a sud fino alla Grecia e sottoponendo l’intera Europa centro-meridionale ad un pesante saccheggio. L’unica barriera che riuscì in qualche modo a frenare l’impeto di questi assalti si rivelò essere la presenza di mura fortificate, e così riuscirono a scampare città come Milano, Verona e poi Mileto ed Atene.

Inizialmente Roma si considerava immune da ogni pericolo: secoli di tranquillità facevano ritenere impensabile che un nemico potesse violare il sacro suolo dell’Urbe. Una fortunosa conferma di questa convinzione si ebbe quando, intorno al 260, gli Alemanni invasero la penisola, arrivando fino a Roma. Ma evidentemente anche loro erano convinti dell’invulnerabilità di una città così importante, e rinunciarono ad aggredirla, come già aveva fatto Annibale nella seconda guerra punica. Nel 270 Aureliano riuscì ad arrestare, nei pressi di Piacenza, non senza difficoltà, un’ennesima invasione di Alemanni e Goti; il pericolo era scampato ancora una volta, ma ormai ci si rese conto della necessità di correre urgentemente ai ripari: da molto tempo le legioni non erano più in grado di controllare il territorio dello Stato per tutta la sua estensione.

La costruzione delle mura iniziò probabilmente nel 271 e si concluse entro due anni, anche se la definitiva rifinitura avvenne verso il 280, sotto l’imperatore Probo. Il progetto era improntato alla massima velocità di realizzazione e semplicità strutturale, oltre, ovviamente, ad una garanzia di protezione e sicurezza. Queste caratteristiche fanno pensare che un ruolo non secondario, almeno nella progettazione, sia stato rivestito da esperti militari. E d’altra parte, poiché all’epoca gli unici nemici che potevano rappresentare qualche pericolo non erano in grado di compiere molto più che qualche razzia, un muro con robuste porte ed un camminamento di ronda poteva ritenersi sufficiente. Comunque, nessun nemico assediò le mura prima dell’anno 408.

Ai tempi di Massenzio risalgono alcuni interventi di riassesto e rinforzo del muro, oltre alla predisposizione, in funzione anti-costantiniana, di un fossato che però fu forse terminato proprio da Costantino.


Riferimenti bibliografici e fonti
  1. http://it.wikipedia.org/wiki/Mura_aureliane
Riferimenti fotografici
  1. http://it.wikipedia.org/wiki/File:Karte_Rom_unter_Augustus_MKL1888.png

i Nasoni

nasoni sono le fontanelle di Roma che distribuiscono acqua potabile gratuita. Il nome prende spunto dal tipico rubinetto ricurvo di ferro, la cui forma ha richiamato l’idea di un grande naso. Queste fontane furono installate per la prima volta nel 1874 per iniziativa dell’allora assessore Rinazzi, ed erano dotate di tre bocchette a forma di testa di drago. In seguito però, i nasoni di nuova installazione vennero realizzati con un semplice cannello liscio. Ancora oggi il modello, sempre lo stesso, è caratterizzato dal tipico foro superiore per bere. Nel comune di Roma i nasoni sono circa 2.500, 280 dei quali nelle mura. A questi 280 si aggiungono altre 114 fontanelle che distribuiscono gratuitamente acqua a Romani, pellegrini e turisti.

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Pasquino

Pasquino

Pasquino

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città tra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, così che al mattino successivo potessero essere viste e lette da chiunque prima di essere asportate, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette pasquinate, dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti.

La statua è in realtà un frammento di un’opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C., danneggiata nel volto e mutilata degli arti, rappresentante forse un guerriero greco. Si è anche sostenuto che si tratti del frammento di un gruppo dello scultore Antigonos raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente, del quale esiste una copia in marmo conservata nella Loggia dei Lanzi a Firenze, ma l’attribuzione è contestata. Precedenti attribuzioni ritenevano che raffigurasse Aiace con il corpo di Achille oppure Ercole in lotta con i Centauri.

Fu ritrovata nel 1501, proprio nella piazza dove ancora oggi si trova, piazza di Pasquino, durante gli scavi per la pavimentazione stradale e la ristrutturazione del Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi), di cui si occupava anche il Bramante, eseguita per conto del cardinale Oliviero Carafa, il quale insistette per salvare l’opera, da molti ritenuta invece di scarso valore, e la fece sistemare nell’angolo in cui ancora si trova, applicandovi lo stemma dei Carafa ed un cartiglio celebrativo.

Pasquino in breve tempo divenne fonte di preoccupazione ed irritazione per i potenti presi di mira dalle pasquinate. Famosa è rimasta la pasquinata seicentesca riferita a Papa Urbano VIII Barberini, quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini (ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini), scritta per denunciare le numerosissime depredazioni dei grandi monumenti della Roma antica, come il Colosseo ed il Pantheon, per ricavare prezioso materiale edilizio per la ricostruzione in stile barocco della città. Nel momento, poi, in cui veniva fatto vigilare notte e giorno da guardie, le pasquinate apparivano ancora più numerose ai piedi di altre statue parlanti.

Verso dopo verso, con i suoi commenti, Pasquino simboleggiava il popolo di Roma che punteggiava gli eccessi di un sistema con il quale conviveva con sorniona sufficienza, e segnalava che, per la sua particolare storia, Roma sapeva valutare anche figure che assommavano in sé il massimo potere religioso e di governo, riuscendo a scorgerne le umane modestie e rimarcarne velleità e malefatte. La sua produzione, sostanzialmente, si estinse con la breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale.

Si è anche detto che Pasquino sia stato distratto dalla contemporanea messa in circolazione dei sonetti del Belli, che mostravano più di qualche apparentamento nel proseguirne l’opera; in ogni caso la statua tacque, priva del suo antico bersaglio, e fogli appesi non se ne videro più. Tornarono solo saltuariamente. Nel 1938, in occasione dei preparativi per la visita di Hitler a Roma, Pasquino riemerse dal lunghissimo silenzio per notare la vuota pomposità degli allestimenti scenografici, che avevano messo la città sottosopra per settimane:

Povera Roma mia de travertino / te sei vestita tutta de cartone / pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino!

L’origine del nome Pasquino è avvolta nella leggenda. Secondo alcuni, sarebbe stato un personaggio del rione noto per i suoi versi satirici: forse un barbiere, un fabbro, un sarto o un calzolaio. Secondo altri, mastro Pasquino sarebbe stato un ristoratore che conduceva il suo esercizio nella piazzetta. Un’ipotesi recente sostiene invece che fosse il nome di un docente di grammatica latina di una vicina scuola, i cui studenti vi avrebbero notato delle rassomiglianze fisiche: sarebbero stati questi a lasciare per goliardia i primi fogli satirici.


Riferimenti bibliografici e fonti

http://it.wikipedia.org/wiki/Pasquino

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pasquino.jpg

i Sanpietrini

i Sampietrini

i Sampietrini

Sanpietrino o sampietrino, è il nome del blocchetto di basalto utilizzato per realizzare il lastricato di strade e piazze nel centro storico di Roma ed in Piazza San Pietro. È stato inventato sotto Papa Sisto V, quando Monsignor Sergardi, prefetto ed economo della Fabbrica di San Pietro, dopo aver valutato le pessime condizioni in cui versava Piazza San Pietro, dove il papa si era quasi ribaltato dalla carrozza, decise di lastricarla con dei blocchetti di basalto che si comportavano meglio degli altri lastricati esistenti per quanto riguardava il passaggio dei carri. Sanpietrino è anche il nome dell’operaio specializzato che si occupa della manutenzione ordinaria della Basilica Vaticana, degli arredi e degli addobbi e della custodia della Basilica medesima, mentre è con il nome selciarolo che si indica colui che lavora sulla disposizione dei sanpietrini. La caratteristica di questo tipo di pavimentazione è di non essere cementata, ma solo posata e poi battuta su un letto di sabbia o pozzolana: questo le conferisce elasticità, capacità di coesione e adattamento al fondo stradale. Ha anche il pregio di lasciar respirare il terreno grazie agli spazi tra un blocchetto e l’altro; inoltre si può adattare molto facilmente all’irregolarità del terreno ed è molto resistente. In senso stretto il termine sanpietrino corrisponde ad un preciso taglio a quadruccio. Ne esistono di diverse dimensioni: i più grandi misurano 12 x 12 x 18 cm, quelli più comuni 12 x 12 x 6 cm, mentre i più piccoli e rari 6 x 6 x 6 cm.


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altre foto nei singoli articoli diverse da quella iniziale


Riferimenti bibliografici e fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Sampietrino

Porta Pia

Porta Pia

Pigna

pigna

Pigna è il nome del nono rione di Roma, (R. IX). Lo stemma del rione ha proprio una pigna: il motivo è una scultura a forma di pigna ritrovata nel rione, in seguito spostata in Vaticano nel Cortile della Pigna.

Il rione si trova nel I municipio, all’interno delle Mura Aureliane nella zona di Roma anticamente denominata Campus Martius nella VII regio augustea. Ha forma all’incirca quadrata, delimitata dal Pantheon, dal largo di Torre Argentina, da via delle Botteghe Oscure e da piazza Venezia.

La Pigna latina del toponimo – proveniente da chissà quale dei molti edifici monumentali del rione – fu portata in Vaticano in epoca assai antica, se è a quella che Dante si riferisce nella Divina Commedia parlando di Nembrotte nel 31.mo canto dell’Inferno: ” La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma “.

 Il rione era del resto denominato “della Pigna e di San Marco”, nel XIII secolo. Oggi, a risarcimento della perdita della pigna maggiore, una piccola fontana a forma di pigna in travertino si trova davanti alla Basilica di S. Marco. Fu lì eretta dal Comune di Roma, con l’intento di ripristinare il simbolo del Rione, costituita da un semplice ed elegante stelo, al centro di un piccolo bacino, sul quale due corolle di tulipani stilizzati sostengono una pigna. L’acqua fuoriesce da due cannelle laterali e si raccoglie nelle vaschette a fior di terra protette da quattro colonnine.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Pigna_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_IX_pigna_logo.png
  • Archivio tuaRoma.it

Sant’Eustachio

sant_eustachio

Sant’Eustachio è il nome dell’ottavo rione di Roma, (R. VIII). Il suo stemma è formato dalla testa di un cervo (simbolo del santo omonimo del rione) e dal busto di Gesù; le figure sono in oro e lo sfondo è rosso.

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Regola

regola

Regola è il nome del settimo rione di Roma, (R. VII). Deriva da Renula, ovvero da quella rena soffice che ancora oggi il fiume Tevere deposita durante le piene. Lo stemma del rione è un cervo rampante in campo turchino. Gli abitanti si dicevano (quando ancora i rioni avevano una identità sociale) Regolanti.

Durante il periodo della Roma antica, la zona apparteneva al Campo Marzio. In particolare, nell’attuale Regola c’era il Trigarium, ovvero lo stadio dove si allenavano gli aurighi che montavano la triga, un carro trainato da tre cavalli.

Secondo la suddivisione politica che fece Augusto della Roma imperiale, l’attuale Regola faceva parte della IX regione detta Circus Flaminius. Nel Medioevo entrò a far parte della IV delle sette regioni ecclesiastiche, anche se a quel tempo i confini dei rioni non erano delimitati con grande chiarezza.

Anche a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, gran parte della zona era paludosa, e fu bonificata verso la fine del Medioevo.

Nel 1586, quando il rione Borgo fu creato, i rioni divennero 14 e Regola divenne il VII con il nome di Arenule et Chacabariorum (anche “Arenule” deriva da Renula); tale nome è ancora in parte sopravvissuto con la moderna via Arenula.

La costruzione dei muraglioni del Tevere del 1875 cambiò radicalmente il volto del rione, cancellando tutta quella realtà che si era costruita intorno al fiume nel corso dei secoli.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Regola_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_VII_regola_logo.png
  • Archivio tuaRoma.it

Parione

parione

Parione è il nome del sesto rione di Roma, (R. VI). Deriva dalla presenza nel rione di un muro antico di dimensioni enormi, forse appartenente allo stadio di Domiziano. Tale muro fu chiamato dal popolo Parietone, da cui il nome Parione. Il suo stemma è un Grifo, creatura mitologica greca con la testa d’aquila ed il corpo di leone. Fu scelto come simbolo di fierezza e nobiltà.

Nel periodo dell’antica Roma tale rione apparteneva alla IX regione augustea detta Circo Flaminio. Nella zona c’era lo stadio di Domiziano, l’Odeon, il teatro e la curia di Pompeo. Sempre Domiziano fece costruire l’Odeon (in latino Odeum), per ospitare gare poetiche e musicali.

Intorno al 1200 fu chiamato Parione e S. Lorenzo in Damaso e la popolazione continuò a crescere fino al 1400, quando ottenne grande importanza grazie alla pavimentazione di Campo de’ Fiori, che ben presto divenne un centro economico e di passaggio.

Sotto papa Sisto IV (1471-1484) il rione perse il suo volto caotico tipicamente medievale per un taglio più rinascimentale dovuto ad una ristrutturazione dei palazzi, all’allargamento delle strade, ecc. Nello stesso periodo viene costruito ponte Sisto, collegamento tra Trastevere e Parione.

Risistemazioni e pavimentazione di nuove strade favorirono l’urbanizzazione a cavallo tra 1400 e 1500. Nello stesso tempo numerosi artisti furono chiamati ad abbellire le facciate degli edifici, pratica che ebbe origine nel nord Italia e si diffuse in Roma in quel periodo. Nel 1500 l’intensa attività commerciale in Campo de’ Fiori si spostò progressivamente in piazza Navona, che era preferita perché più ampia.

Nel 1600 piazza Navona assunse un nuovo volto grazie alla risistemazione del Bernini, altre case furono costruite per colmare lo spazio tra le costruzioni. Fino al periodo di Roma capitale non ci furono grandi stravolgimenti nel rione, in cui le nuove opere barocche si affiancavano ad altre rinascimentali, tranne l’apertura di corso Vittorio Emanuele II, grande strada dall’andamento flessuoso per evitare gli edifici monumentali già presenti. Se un palazzo era troppo sporgente, si demoliva solo la parte più esterna per ricostruire la facciata identica alla precedente.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Parione
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_VI_parione_logo.png
  • Archivio tuaRoma.it

Ponte

ponte

Ponte è il nome del quinto rione di Roma, (R. V). Deriva dalla presenza di ponte sant’Angelo, che però è appartenuto al rione fino a quando papa Sisto V lo incorporò nel nuovo rione Borgo. Il suo stemma è ovviamente un ponte.

Nell’antica Roma il rione era incluso nella IX regione augustea Circus Flaminius, ovvero era considerata parte del Campo Marzio. L’attuale ponte sant’Angelo riprende l’antico ponte Elio, fatto costruire dall’imperatore Adriano per collegare il suo mausoleo al resto della città. Un altro ponte, fatto costruire da Nerone, fu detto trionfale perché per di lì passava la via Trionfale (poi detta Sacra), che veniva fatta percorrere dagli eserciti reduci dalle battaglie. Tale ponte fu poi detto pons vaticanus, perché connetteva la zona del Vaticano al resto della città, e pons ruptus (ponte rotto), perché già diroccato in tempi medievali. Nell’antica Roma in questa zona c’era un porto che veniva utilizzato per portare i materiali necessari alla costruzione delle grandi opere nel Campo Marzio.

La vita nel rione è continuata ininterrottamente anche durante il medioevo e nel periodo moderno, e ciò ha praticamente cancellato ogni resto dell’antica Roma nella zona. Contribuì a ciò anche il fatto che molte persone si stavano trasferendo dalle zone in collina, dove mancava l’acqua, verso la riva del Tevere, dove si sopravviveva grazie all’acqua del fiume. Inoltre il rione si trovava all’estremità del ponte sant’Angelo, e qui confluivano tutte le strade maggiori che portavano a San Pietro, quindi c’era anche un continuo afflusso di pellegrini che arricchiva l’economia della zona: locande, osterie, commercio di oggetti sacri, ecc.

Fino al tempo di papa Sisto V il rione comprendeva anche una porzione al di là del Tevere, che poi fu separata per creare il rione Borgo. Durante il 1500 il rione aveva grande importanza soprattutto per la sua rete viaria, e per questo furono costruiti grandi palazzi di famiglie sia aristocratiche che mercantili seguendo progetti di grandi artisti. Ciò contribuì molto ad abbellire il rione che ben presto divenne celebre.

Nonostante Ponte fosse una zona ricca e rigogliosa, era anche quella più colpita dai frequenti alluvioni del Tevere.

L’aspetto fu completamente trasformato dopo che Roma divenne capitale nel 1870: furono costruiti i muraglioni del Tevere per fermare le piene del fiume, oltre a nuovi ponti per connettere la zona del Vaticano e Prati al resto di Roma. Tutte le viuzze che portavano sulla riva del Tevere sono scomparse per fare posto all’ampia strada del lungotevere, ma il tipico carattere del rione è ancora visibile all’interno.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_V_ponte_logo.png
  • Archivio tuaRoma.it