Palazzo del Quirinale

Il Palazzo del Quirinale, sorge in un luogo che, per posizione elevata e particolare salubrità, ha ospitato fin dall’antichità nuclei residenziali, edifici pubblici e di culto: il colle del Quirinale. Un massiccio collinoso che ebbe grande importanza strategica e fu saldamente fortificato fin dall’età più antica; nel IV secolo a.C., fu compreso nella cinta muraria della città.

Il Quirinale con frontespizio di Nerone, Aloisio Giovannoli, 1616 - Rif.f.1

Il Quirinale con frontespizio di Nerone, Aloisio Giovannoli, 1616 - Rif.f.1

Qui sorse il tempio del dio Quirino che impose il nome al colle. Le presenze più imponenti furono certamente quelle delle terme di Costantino e del tempio di Serapide, edificato da Caracalla nel 217 d.C., da cui provengono i due gruppi scultorei dei Dioscuri che trattengono per le briglie i cavalli scalpitanti, la cui costante presenza portò il colle ad assumere il nome di Monte Cavallo. Un’area, quella del Quirinale, che si connotò fin dall’età repubblicana come area insediativa di tipo aristocratico, una particolare connotazione conservata anche in età imperiale; molte le residenze signorili tra cui quelle della Gens Flavia, dei Claudi e del poeta Marziale.

I Dioscuri, Battista Pittoni, 1520

I Dioscuri, Battista Pittoni, 1520 - Rif.f.2

Nel Medioevo il colle si popolò di chiese, palazzetti gentilizi e torri, mentre gli edifici antichi andavano in rovina ed i loro marmi cominciavano ad essere utilizzati per costruire nuove fabbriche. Nel '400 e all'inizio del '500, intorno alla piazza e lungo l'attuale via del Quirinale, si disposero palazzi e ville di nobili e prelati tra i quali il cardinale Oliviero Carafa, proprietario di una villa con vigna sul luogo dove oggi sorge il Palazzo del Quirinale. Nel 1550 la villa Carafa venne presa in affitto dal cardinale Ippolito d'Este, proprietario della Villa d'Este a Tivoli, che trasformò la vigna in un elaboratissimo giardino, arricchito da fontane, giochi d'acqua e sculture antiche. La bellezza ed amenità della vigna indussero papa Gregorio XIII a far ampliare la piccola villa affidando l'incarico del nuovo fabbricato all'architetto Ottaviano Mascarino, che realizzò un’elegante villa con facciata a portico e loggia collegate internamente da una splendida scala elicoidale; al progetto del Mascarino si deve anche il cosiddetto torrino, il belvedere che corona la palazzina. Alla morte di Gregorio XIII, il successore Sisto V acquistò dai Carafa la villa di Monte Cavallo per farne la sede estiva del pontificato. La piccola villa costruita dal Mascarino non era però sufficiente ad accogliere la corte pontificia ed a soddisfarne le esigenze di rappresentanza, per questo Sisto V affidò all'architetto Domenico Fontana l'incarico di ampliare l'edificio costruendo una lunga ala verso la piazza ed un secondo palazzo su via del Quirinale, così da formare un ampio cortile interno. Inoltre, lo incaricò di sistemare la piazza, provvedendo anche al restauro del gruppo scultoreo dei Dioscuri che fu completato con l'aggiunta di una fontana. Particolarmente significativo fu, poi, l'intervento di Clemente VIII, che concentrò le sue attenzioni sul giardino, ordinando tra l'altro la costruzione della monumentale Fontana dell'organo, ornata di mosaici, stucchi, statue ed animata dal suono di un organo ad acqua.

L'architettura del Palazzo, nell'aspetto che ancora oggi mantiene, fu portata a compimento nel corso del pontificato di Paolo V. L'architetto Flaminio Ponzio si occupò della costruzione dell'ala verso il giardino comprendente, tra l'altro, lo Scalone d'onore, la grande sala del Concistoro, oggi Salone delle Feste, e la Cappellina dell'Annunziata, affrescata da Guido Reni. Alla morte del Ponzio, nel 1613, gli subentrò Carlo Maderno, responsabile dell'intera ala sulla via del Quirinale. In questa parte del Palazzo, Maderno ricavò alcuni ambienti importanti quali la Sala Regia, oggi Salone dei Corazzieri, la Cappella Paolina e gli appartamenti papali. Completata sotto Paolo V l'architettura del Palazzo, nel corso del '600 si procedette alla definizione dei confini ed alla fortificazione dell'intero complesso del Quirinale, che venne esteso quasi fino all'incrocio delle Quattro Fontane.

Papa Urbano VIII fece recintare con un muro l'intero perimetro dei giardini, curò che fosse ampliato il fabbricato destinato all'alloggio delle guardie svizzere e fece costruire un basso torrione di facciata. Oltre a queste opere a carattere puramente difensivo, volle occuparsi anche dei giardini, che furono ampliati e dotati di nuove fontane, mentre a Gianlorenzo Bernini fu affidato il disegno della Loggia delle Benedizioni collocata sopra il portale principale della facciata del Palazzo. Nel corso del '600 fu messa in cantiere anche una delle imprese più rilevanti per la decorazione interna del Palazzo: Alessandro VII commissionò, nel 1656, un fregio ad affresco raffigurante scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento da realizzare nella lunga galleria che correva nell'ala del Palazzo prospiciente la piazza. Il fregio fu realizzato sotto la direzione di Pietro da Cortona, ed oggi è visibile nelle tre sale, Gialla, di Augusto e degli Ambasciatori, in cui la galleria fu divisa nel 1812.

Gli ultimi importanti interventi sull'architettura del complesso del Quirinale e sulle sue adiacenze furono portati a termine entro la prima metà del '700. Tra il 1721 ed il 1730 Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga edificarono le Scuderie papali che affacciano sulla piazza all'imbocco di via della Dataria. Ferdinando Fuga fu anche il responsabile del completamento della Manica Lunga e della costruzione, all'estremità di quest'ultima, di una palazzina destinata agli uffici del Segretario delle Cifre, colui che si occupava dei carteggi diplomatici della Santa Sede, che in seguito verrà utilizzata come alloggio prima dei regnanti d'Italia e poi dei Presidenti della Repubblica. A lui si devono anche il Coffee-House nei giardini del Palazzo, e, sulla piazza, il Palazzo della Consulta, che doveva ospitare alcuni uffici e le guardie svizzere.

Veduta della Manica Lunga, secolo XVIII (Rif.f.3)

Veduta della Manica Lunga, secolo XVIII - Rif.f.3

All'inizio dell'800 la storia del Quirinale subisce una svolta che avrà un peso importante anche sulle vicende artistiche del Palazzo. Nel 1809 le truppe dell'esercito napoleonico occuparono Roma, catturando papa Pio VII e deportandolo in Francia; il Quirinale venne scelto dal governo napoleonico come residenza dell'Imperatore. In previsione di un soggiorno a Roma di Napoleone, che non avverrà mai, il Palazzo venne adattato alle nuove esigenze ed alla moda del gusto neoclassico, affidando all'architetto Raffaele Stern la responsabilità dei lavori.

Nel maggio 1814, Pio VII rientrò a Roma e tornò in possesso del Quirinale, adoperandosi subito per cancellare il più possibile le tracce dell'occupazione napoleonica. Fra gli interventi più importanti sono da ricordare gli austeri affreschi della Cappella Paolina e la definitiva sistemazione della Fontana dei Dioscuri. L'ultimo papa a soggiornare al Quirinale fu Pio IX, che lasciò traccia del suo pontificato facendo dipingere le volte di alcune stanze dell'appartamento di Paolo V ed affidando a Tommaso Minardi un dipinto murale di grande impegno quale la Missione degli Apostoli nella Sala degli Ambasciatori.

La Missione degli Apostoli, Tommaso Minardi (Rif.f.4)

La Missione degli Apostoli, Tommaso Minardi - Rif.f.4

Nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia e l'annessione di Roma al Regno d'Italia, il Quirinale divenne residenza della famiglia reale. Per trasformare in reggia l'antico palazzo papale, alcune sale, in particolare dell'ala verso il giardino, vennero completamente ristrutturate adottando, nella maggior parte dei casi, uno sfarzoso stile Luigi XV, cui ben si adattarono i mobili settecenteschi che giunsero dalle regge di tutta Italia. Mobili, quadri, arazzi e varie suppellettili che costituiscono la maggior parte degli arredi che oggi si conservano nel Palazzo, mentre del passato pontificio rimane solo la collezione di grandi vasi orientali, le consoles di fine '600, ed alcuni quadri ed arazzi.

Dopo il 1946 le strutture architettoniche del complesso del Quirinale e gli arredi interni del Palazzo sono rimasti sostanzialmente inalterati; sotto l'amministrazione del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, infatti, sono prevalsi criteri conservativi e di valorizzazione, tesi alla tutela del notevole patrimonio artistico e culturale concentratosi al Quirinale nel corso dei secoli.

Il Portale, Carlo Maderno (Rif.f.5)

Il Portale del Quirinale, Carlo Maderno - Rif.f.5


Riferimenti bibliografici e fonti: www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/storia.htm
Riferimenti fotografici: www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/immagini-htm/f-0170.htm, www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/immagini-htm/f-0128.htm, www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/immagini-htm/f-0002.htm, www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/immagini-htm/f-0005.htm, www.quirinale.it/qrnw/statico/palazzo/storia/immagini-htm/f-0169.htm

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Palazzo Montecitorio

La storia del palazzo è alquanto travagliata, ed anche il nome è di origine incerta. C'è chi ritiene che in epoca romana vi si svolgessero le assemblee elettorali, da cui mons citatorius, per altri il nome del luogo deriva, invece, dal fatto che vi venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino Campo Marzio, mons acceptorius. L'attuale palazzo, che prese il posto di un preesistente gruppo di case, fu commissionato da papa Innocenzo X al Bernini, come dimora della famiglia Ludovisi. Morto il papa, nel 1655, i lavori furono interrotti per mancanza di fondi e non furono ripresi se non dopo oltre trent'anni, per volontà di un altro pontefice, Innocenzo XII, che decise di installarvi la Curia apostolica. Alla morte del Bernini, il nuovo architetto Carlo Fontana modificò profondamente il progetto berniniano, conservando la caratteristica facciata convessa ma aggiungendovi l'arioso campanile a vela. Fontana dovette invece rinunciare, per volontà del pontefice, causa la mancanza di fondi, a creare un'unica grande piazza al posto delle attuali piazza Colonna e piazza Montecitorio.

Palazzo Montecitorio (Rif.f.1)

La Curia innocenziana fu inaugurata nel 1696, dando acqua alla grande fontana collocata in fondo al cortile semicircolare. Oltre che di tribunali, il palazzo fu anche sede del Governatorato di Roma e della direzione di polizia, divenendo così il centro della vita amministrativa e giudiziaria del governo pontificio. La campana maggiore, che ora suona solo in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica, dava il segno d'inizio delle udienze e la sua precisione nel battere le ore divenne proverbiale a Roma. Tutti i sabato, poi, il popolo accorreva nella piazza antistante per assistere all'estrazione dei numeri del lotto che, come narra Stendhal nelle Passeggiate romane, venivano gridati dal balcone.
Dopo l'unità d'Italia e l'annessione dello Stato pontificio, il trasferimento della capitale a Roma comportò la scelta di sedi adeguate per i massimi organi del Regno. Per la Camera dei deputati, scartate altre soluzioni, tra le quali il Campidoglio e palazzo Venezia, la scelta cadde su Montecitorio; furono, così, avviati con grande rapidità i lavori per adattare il vecchio palazzo alle nuove esigenze. Il compito di edificare l'aula dell'Assemblea fu affidato all’ingegner Paolo Comotto, che vi provvide in tempi molto rapidi, costruendo nel grande cortile una sala semicircolare a gradinate su un'intelaiatura di ferro interamente ricoperta di legno; l'inaugurazione avvenne il 27 novembre 1871.
Per quanto inizialmente lodata, la nuova aula si dimostrò ben presto inadeguata, dotata di una pessima acustica, molto calda d'estate e molto fredda d'inverno, tanto che i deputati vennero autorizzati dal Presidente, nelle giornate particolarmente rigide, a tenere in testa il cappello. Fallito un tentativo di costruire in Via Nazionale un nuovo palazzo del Parlamento, nel 1900 si decise di chiudere l'aula Comotto, trasferire i lavori dell'Assemblea in un'auletta provvisoria, che rimarrà in funzione fino al 1918, ed affidare all'architetto Ernesto Basile il compito di ampliare la sede esistente costruendo un nuovo edificio alle spalle dell'antico. Basile, esponente dello stile liberty italiano, conservò dell'antico palazzo berniniano solo la parte frontale, squadrò il cortile centrale, demolì le ali e la parte posteriore a forma triangolare. Sventrando le vie circostanti per far posto alla piazza del Parlamento, inserì in questo spazio un grosso edificio di travertino e mattoni rossi, di forma quadrata e con quattro torrioni medievaleggianti. Nel disegno degli interni, Basile dispiegò il suo gusto di designer più che di architetto, ottenendo un risultato complessivo in cui la solennità degli ambienti bene si sposa con l'ariosità delle decorazioni e dei dettagli. Ne danno testimonianza, oltre all'aula, i corridoi ed i saloni monumentali, primo fra tutti il famoso transatlantico, che deve il nome all’illuminazione a plafoniera caratteristica delle navi transoceaniche, le aule di commissione, i pavimenti di marmo colorati, i soffitti, gli arredi. Con Basile collaborarono anche altri artisti: Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei e della facciata posteriore, Aristide Sartorio, autore del grande fregio pittorico dedicato alla storia del Popolo italiano che circonda l'aula in alto, appena sotto il velario in vetro colorato, opera di Giovanni Beltrami.

Riferimenti bibliografici e fonti: http://nuovo.camera.it/100?sede_camera_descrizione=1&sede_camera=1
Riferimenti fotografici: www.camera.it/serv_cittadini/8180/8185/8279/album_nuovo.asp

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Palazzo Madama

Palazzo Madama venne edificato su un terreno ceduto, nel 1478, dai monaci dell'Abbazia imperiale di Farfa alla Francia. I primi importanti lavori di trasformazione furono realizzati quando il palazzo entrò in possesso della famiglia Medici. Il palazzo, infatti, venne restaurato su progetto di Giuliano di Sangallo e vi fu trasferito quello che era rimasto della biblioteca di Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro Papa Leone X, dopo la cacciata degli stessi Medici da Firenze. Alla morte di Leone X, nel 1521, palazzo Madama venne assegnato a suo cugino Giulio de' Medici, che vi aveva lungamente abitato prima di salire al soglio pontificio come Clemente VII. Nel 1534, l'edificio fu ereditato da Alessandro de' Medici; quando morì, nel 1537, venne assegnato alla moglie Margherita d'Austria, detta la Madama, da cui il palazzo prende il nome, figlia naturale di Carlo V e duchessa di Parma e Piacenza, che vi pose la sua residenza.

Palazzo Madama - Stampa del XVI secolo

Palazzo Madama - Stampa del XVI secolo - Rif.f.1

Il palazzo rimase ai Medici ed ai Granduchi di Toscana fino al XVIII secolo anche se non se ne servirono più finché, nel 1725, non andò ad abitarvi Violante di Baviera, cognata di Gian Gastone de' Medici, ultimo rappresentante della famiglia. Palazzo Madama visse allora un ultimo periodo di splendore, fu teatro di balli, feste e sede dell'Arcadia e dell'Accademia dei Quirini. Nel 1737, alla morte del Granduca Gian Gastone, il Granducato di Toscana passò dai Medici ai Lorena, e con esso anche palazzo Madama.
Nel 1755, fu acquistato da Papa Benedetto XIV e divenne palazzo pubblico dello Stato Pontificio; negli anni successivi vi furono installati, fra l'altro, gli uffici del tribunale e la sede della polizia. Nel 1798, ospitò l'ufficio centrale della Repubblica franco-romana. Pio IX lo destinò a sede del ministero delle finanze e del debito pubblico e sembra che, sulla loggia esterna del palazzo, a piazza Madama, venissero estratti, a partire dal 1850, i numeri del lotto. Dal 1851 l'edificio ospitò anche gli uffici delle poste pontificie. Nel febbraio del 1871, palazzo Madama venne scelto come sede del Senato del Regno. Questo evento rese necessari ampi lavori di adattamento e, nello spazio del cortile delle poste pontificie, su progetto dell'ingegner Luigi Gabet, fu realizzata l'Aula dove il Senato del Regno si riunì, per la prima volta, il 28 novembre 1871.

Palazzo Madama

Palazzo Madama - Rif.f.2


Riferimenti bibliografici e fonti: www.senato.it/relazioni/21612/21690/30823/31181/genpagspalla.htm

Riferimenti fotografici: www.senato.it/relazioni/21690/30823/31181/56516/genpagina.htm, www.senato.it/relazioni/21690/30823/31181/56516/genpagina.htm

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Pigna

pigna

Pigna è il nome del nono rione di Roma, (R. IX). Lo stemma del rione ha proprio una pigna: il motivo è una scultura a forma di pigna ritrovata nel rione, in seguito spostata in Vaticano nel Cortile della Pigna.

Il rione si trova nel I municipio, all’interno delle Mura Aureliane nella zona di Roma anticamente denominata Campus Martius nella VII regio augustea. Ha forma all’incirca quadrata, delimitata dal Pantheon, dal largo di Torre Argentina, da via delle Botteghe Oscure e da piazza Venezia.

La Pigna latina del toponimo – proveniente da chissà quale dei molti edifici monumentali del rione – fu portata in Vaticano in epoca assai antica, se è a quella che Dante si riferisce nella Divina Commedia parlando di Nembrotte nel 31.mo canto dell’Inferno: ” La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma “.

 Il rione era del resto denominato “della Pigna e di San Marco”, nel XIII secolo. Oggi, a risarcimento della perdita della pigna maggiore, una piccola fontana a forma di pigna in travertino si trova davanti alla Basilica di S. Marco. Fu lì eretta dal Comune di Roma, con l’intento di ripristinare il simbolo del Rione, costituita da un semplice ed elegante stelo, al centro di un piccolo bacino, sul quale due corolle di tulipani stilizzati sostengono una pigna. L’acqua fuoriesce da due cannelle laterali e si raccoglie nelle vaschette a fior di terra protette da quattro colonnine.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Pigna_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_IX_pigna_logo.png
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Sant’Eustachio

sant_eustachio

Sant’Eustachio è il nome dell’ottavo rione di Roma, (R. VIII). Il suo stemma è formato dalla testa di un cervo (simbolo del santo omonimo del rione) e dal busto di Gesù; le figure sono in oro e lo sfondo è rosso.

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Regola

regola

Regola è il nome del settimo rione di Roma, (R. VII). Deriva da Renula, ovvero da quella rena soffice che ancora oggi il fiume Tevere deposita durante le piene. Lo stemma del rione è un cervo rampante in campo turchino. Gli abitanti si dicevano (quando ancora i rioni avevano una identità sociale) Regolanti.

Durante il periodo della Roma antica, la zona apparteneva al Campo Marzio. In particolare, nell’attuale Regola c’era il Trigarium, ovvero lo stadio dove si allenavano gli aurighi che montavano la triga, un carro trainato da tre cavalli.

Secondo la suddivisione politica che fece Augusto della Roma imperiale, l’attuale Regola faceva parte della IX regione detta Circus Flaminius. Nel Medioevo entrò a far parte della IV delle sette regioni ecclesiastiche, anche se a quel tempo i confini dei rioni non erano delimitati con grande chiarezza.

Anche a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, gran parte della zona era paludosa, e fu bonificata verso la fine del Medioevo.

Nel 1586, quando il rione Borgo fu creato, i rioni divennero 14 e Regola divenne il VII con il nome di Arenule et Chacabariorum (anche “Arenule” deriva da Renula); tale nome è ancora in parte sopravvissuto con la moderna via Arenula.

La costruzione dei muraglioni del Tevere del 1875 cambiò radicalmente il volto del rione, cancellando tutta quella realtà che si era costruita intorno al fiume nel corso dei secoli.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Regola_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_VII_regola_logo.png
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Parione

parione

Parione è il nome del sesto rione di Roma, (R. VI). Deriva dalla presenza nel rione di un muro antico di dimensioni enormi, forse appartenente allo stadio di Domiziano. Tale muro fu chiamato dal popolo Parietone, da cui il nome Parione. Il suo stemma è un Grifo, creatura mitologica greca con la testa d’aquila ed il corpo di leone. Fu scelto come simbolo di fierezza e nobiltà.

Nel periodo dell’antica Roma tale rione apparteneva alla IX regione augustea detta Circo Flaminio. Nella zona c’era lo stadio di Domiziano, l’Odeon, il teatro e la curia di Pompeo. Sempre Domiziano fece costruire l’Odeon (in latino Odeum), per ospitare gare poetiche e musicali.

Intorno al 1200 fu chiamato Parione e S. Lorenzo in Damaso e la popolazione continuò a crescere fino al 1400, quando ottenne grande importanza grazie alla pavimentazione di Campo de’ Fiori, che ben presto divenne un centro economico e di passaggio.

Sotto papa Sisto IV (1471-1484) il rione perse il suo volto caotico tipicamente medievale per un taglio più rinascimentale dovuto ad una ristrutturazione dei palazzi, all’allargamento delle strade, ecc. Nello stesso periodo viene costruito ponte Sisto, collegamento tra Trastevere e Parione.

Risistemazioni e pavimentazione di nuove strade favorirono l’urbanizzazione a cavallo tra 1400 e 1500. Nello stesso tempo numerosi artisti furono chiamati ad abbellire le facciate degli edifici, pratica che ebbe origine nel nord Italia e si diffuse in Roma in quel periodo. Nel 1500 l’intensa attività commerciale in Campo de’ Fiori si spostò progressivamente in piazza Navona, che era preferita perché più ampia.

Nel 1600 piazza Navona assunse un nuovo volto grazie alla risistemazione del Bernini, altre case furono costruite per colmare lo spazio tra le costruzioni. Fino al periodo di Roma capitale non ci furono grandi stravolgimenti nel rione, in cui le nuove opere barocche si affiancavano ad altre rinascimentali, tranne l’apertura di corso Vittorio Emanuele II, grande strada dall’andamento flessuoso per evitare gli edifici monumentali già presenti. Se un palazzo era troppo sporgente, si demoliva solo la parte più esterna per ricostruire la facciata identica alla precedente.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Parione
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_VI_parione_logo.png
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Ponte

ponte

Ponte è il nome del quinto rione di Roma, (R. V). Deriva dalla presenza di ponte sant’Angelo, che però è appartenuto al rione fino a quando papa Sisto V lo incorporò nel nuovo rione Borgo. Il suo stemma è ovviamente un ponte.

Nell’antica Roma il rione era incluso nella IX regione augustea Circus Flaminius, ovvero era considerata parte del Campo Marzio. L’attuale ponte sant’Angelo riprende l’antico ponte Elio, fatto costruire dall’imperatore Adriano per collegare il suo mausoleo al resto della città. Un altro ponte, fatto costruire da Nerone, fu detto trionfale perché per di lì passava la via Trionfale (poi detta Sacra), che veniva fatta percorrere dagli eserciti reduci dalle battaglie. Tale ponte fu poi detto pons vaticanus, perché connetteva la zona del Vaticano al resto della città, e pons ruptus (ponte rotto), perché già diroccato in tempi medievali. Nell’antica Roma in questa zona c’era un porto che veniva utilizzato per portare i materiali necessari alla costruzione delle grandi opere nel Campo Marzio.

La vita nel rione è continuata ininterrottamente anche durante il medioevo e nel periodo moderno, e ciò ha praticamente cancellato ogni resto dell’antica Roma nella zona. Contribuì a ciò anche il fatto che molte persone si stavano trasferendo dalle zone in collina, dove mancava l’acqua, verso la riva del Tevere, dove si sopravviveva grazie all’acqua del fiume. Inoltre il rione si trovava all’estremità del ponte sant’Angelo, e qui confluivano tutte le strade maggiori che portavano a San Pietro, quindi c’era anche un continuo afflusso di pellegrini che arricchiva l’economia della zona: locande, osterie, commercio di oggetti sacri, ecc.

Fino al tempo di papa Sisto V il rione comprendeva anche una porzione al di là del Tevere, che poi fu separata per creare il rione Borgo. Durante il 1500 il rione aveva grande importanza soprattutto per la sua rete viaria, e per questo furono costruiti grandi palazzi di famiglie sia aristocratiche che mercantili seguendo progetti di grandi artisti. Ciò contribuì molto ad abbellire il rione che ben presto divenne celebre.

Nonostante Ponte fosse una zona ricca e rigogliosa, era anche quella più colpita dai frequenti alluvioni del Tevere.

L’aspetto fu completamente trasformato dopo che Roma divenne capitale nel 1870: furono costruiti i muraglioni del Tevere per fermare le piene del fiume, oltre a nuovi ponti per connettere la zona del Vaticano e Prati al resto di Roma. Tutte le viuzze che portavano sulla riva del Tevere sono scomparse per fare posto all’ampia strada del lungotevere, ma il tipico carattere del rione è ancora visibile all’interno.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_V_ponte_logo.png
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Campo Marzio

campo marzio

Campo Marzio è il nome del quarto rione di Roma, (R. IV). Il Campus Martius era una zona della Roma antica di circa 2 km², inizialmente esterna ai confini cittadini e più tardi suddivisa da Augusto tra due delle sue 14 regioni: la VII, via Lata, e la IX, Circus Flaminius.

Nel medioevo divenne la zona più densamente popolata della città. Il nome è attualmente attribuito al IV rione della città, meno esteso dell’omonima zona antica. Lo stemma è una mezzaluna d’argento in campo azzurro; l’origine di tale simbolo è ignota.

Dal punto di vista orografico si tratta di una vasta zona pianeggiante, delimitata da un’ansa del fiume Tevere, a nord del Quirinale e del Campidoglio.

Sin dall’epoca regia, l’area fu consacrata al dio Marte ed adibita ad esercizi militari. Tarquinio il Superbo se ne appropriò e la fece coltivare a grano. Secondo una leggenda, durante la rivolta che causò la cacciata del re, i covoni di quel grano furono gettati nel fiume dando origine all’Isola Tiberina.

Con l’inizio dell’epoca repubblicana, il Campo Marzio ritornò area pubblica e fu riconsacrato al dio. Fu sede dei comitia centuriata, assemblee del popolo in armi.

La parte più meridionale della piana, a partire dalle pendici del Campidoglio (dove attualmente sono visibili i resti del teatro di Marcello e del portico di Ottavia) era distinta dal Campo Marzio vero e proprio, con il toponimo di Circo Flaminio. L’area fu attraversata dalla via Flaminia, la cui parte urbana prese il nome di via Lata (attuale via del Corso).

Le fondazioni di edifici sacri partono dal primo dei re di Roma, Romolo, e proseguono fino a tutto il II secolo a.C. Vi vennero inoltre edificati portici ed edifici privati e vi ebbero dei possedimenti Publio Cornelio Scipione e Pompeo.

Inizialmente la zona, poiché era al di fuori dei confini ufficiali della città, venne utilizzata per dare udienza ad ambasciatori stranieri e vi venivano più facilmente eretti luoghi di culto per le divinità orientali.

L’inizio della monumentalizzazione dell’area si ebbe con il teatro di Pompeo nel 55 a.C. Con Cesare furono sistemati gli edifici legati alle elezioni, i Saepta Iulia (completati da Augusto) e la Villa publica.

In epoca augustea, Marco Vipsanio Agrippa inserì i giardini, la basilica di Nettuno, le terme con il suo nome e il Pantheon. Vi fu costruito anche il primo anfiteatro permanente di Roma (l’anfiteatro di Statilio Tauro), un teatro (il teatro di Balbo), un’immensa meridiana (la meridiana di Augusto) a fianco della quale sorgeva l’Ara Pacis.

La zona non edificata verso nord era dominata dal mausoleo di Augusto e dall’orologio solare (Horologium Augusti) formato da un’estesa platea in marmo, i cui resti sono oggi visibili negli scavi a San Lorenzo in Lucina, e per gnomone l’obelisco oggi a piazza Montecitorio. Nel giorno natale dell’imperatore, l’ombra dello gnomone raggiungeva l’ingresso dell’Ara Pacis, il monumento voluto dal Senato romano per celebrare la pace e la stabilità portate dal governo di Augusto, che integrava questo grande complesso celebrativo e funerario.

Probabilmente a Caligola si deve la prima costruzione del tempio dedicato ad Iside. Sotto Nerone furono costruite altre terme a suo nome ed un ponte.

Dopo il grande incendio di Roma dell’anno 80, Domiziano ricostruì i monumenti aggiungendo uno stadio (che diverrà poi piazza Navona) ed un odeion (piccolo edificio per spettacoli coperto, in forma di piccolo teatro). Adriano trasformò il complesso del Pantheon e collocò nella parte settentrionale, legata ai funerali imperiali, i templi di Matidia e Marciana. Successivamente vi furono costruiti il tempio di Adriano, ed innalzate una colonna dedicata ad Antonino Pio e la Colonna Antonina, dedicata a Marco Aurelio, che traeva ispirazione dalla Colonna Traiana.

Con il taglio degli acquedotti durante gli assedi delle guerre greco-gotiche nel VI secolo e la conseguente maggiore comodità determinata dalla vicinanza del fiume, e in seguito alla creazione di un nuovo polo cittadino nella Basilica di San Pietro in Vaticano, centro di pellegrinaggi, l’area del Campo Marzio divenne il quartiere più popolato della Roma medioevale.

Il quartiere era attraversato dal percorso della processione, che conduceva il papa neo eletto, tra San Pietro e la residenza a San Giovanni in Laterano. L’area era inoltre attraversata dalla più importante arteria che continuava a collegare Roma col resto d’Europa, la via Cassia. Questa, dopo essersi riunita alla via Flaminia, entrava in città attraverso la porta del Popolo; il tratto urbano conservava ancora l’antico nome di via Lata e costituiva un importante percorso cittadino.

Il tessuto edilizio del quartiere era particolarmente fitto tra le emergenze monumentali dei resti degli antichi edifici ancora conservati, percorso da una fitta rete di strette strade, incentrata sulle preesistenti vie romane e sull’attraversamento del Tevere verso San Pietro con Ponte Sant’Angelo.

Durante l’alto Medioevo erano rimasti urbanizzati a Roma in modo intensivo soltanto tre rioni: il Borgo Vaticano, Trastevere e appunto il Campo Marzio, nella cui denominazione si includeva tutta la zona popolata lungo la riva sinistra del Tevere a partire dalle falde del Quirinale, cioè quelli che sono oggi i rioni di Trevi, Colonna, Pigna, Sant’Angelo, Regola, Sant’Eustachio e Ponte.

Numerosi furono gli interventi papali per la sistemazione della viabilità:

  • Papa Paolo II (1464-1471)] rettificò e liberò il percorso della via Lata, che prese da questo momento il nome attuale di via del Corso

  • Papa Sisto IV (1471-1484) fece costruire Ponte Sisto

  • A papa Giulio II (1503-1513) si deve il doppio sistema di strade diritte create sulle due rive del Tevere: la via Giulia sulla riva sinistra del Campo Marzio e la via della Lungara sulla riva destra tra Trastevere e il Vaticano

  • Nel 1518 sotto papa Leone X venne tracciata un’altra via diritta tra il ponte Sant’Angelo e la porta del Popolo, la via Leonina, poi ribattezzata via di Ripetta

  • Tra il 1523 e il 1527 sotto papa Clemente VII venne tracciato anche il terzo ramo del cosiddetto “tridente”, l’attuale via del Babuino, che favorì lo sviluppo urbanistico del rione Trevi in un’area fino a quel momento piuttosto marginale

  • Papa Paolo III (1534-1549) realizzò il cosiddetto “Piccolo Tridente”, una serie di tre vie che confluivano su ponte Sant’Angelo: la via di Panico verso l’antica via Recta (via dei Coronari); il “Canale di Ponte” (via del Banco di Santo Spirito), verso la via papalis (via dei Banchi Nuovi – via del Governo Vecchio); la prosecuzione di via Giulia fino al ponte. Viene inoltre creata la via Trinitatis dal Tevere verso il Pincio (via Fontanella Borghese – via dei Condotti)

Contemporaneamente la città si arricchisce di palazzi nobiliari e cardinalizi, di chiese e di monumenti pubblici. Per evitare di dipendere dall’acqua del Tevere nel 1570 si ripristinò l’acquedotto Vergine e si iniziarono ad edificare le prime fontane.

Con papa Sisto V (1585-1590) si iniziò la sistemazione degli obelischi antichi, che vennero rialzati come punto focale dei nuovi tracciati stradali, i quali estendevano il processo di urbanizzazione anche al di fuori del Campo Marzio. Continuarono ad essere edificati palazzi e sistemate piazze, fontane e monumenti per tutto il periodo barocco e ancora nel XVIII secolo, che vide le scenografiche sistemazioni della scalinata di piazza di Spagna, del porto di Ripetta e della fontana di Trevi.

Massicci interventi nel Campo Marzio ripresero quando Roma divenne capitale del Regno d’Italia nel 1870: anzitutto i muraglioni in cui fu chiuso il Tevere, per evitare le alluvioni, costeggiati dai nuovi Lungotevere, che furono denominati Lungotevere in Augusta (dove fu bruciato Cola di Rienzo), dalle mura all’Ara Pacis, e Lungotevere Marzio.

Per raggiungere il nuovo quartiere dei Prati di Castello da Piazza del Popolo fu costruito nel 1891 il ponte intitolato alla Regina Margherita e nel 1902 più a valle, in asse con piazza Cavour e il Palazzaccio, il ponte intitolato a Cavour, sotto il quale fu seppellito il porto di Ripetta.

Già nel 1909, in funzione dello sviluppo del rione Prati, era poi stato previsto uno sventramento trasversale al Campo Marzio, che prevedeva un nuovo asse stradale il quale, scendendo dal Pincio, doveva raggiungere il Tevere a Ponte Cavour, demolendo lungo la direttrice di via della Croce. Questo percorso fu leggermente modificato tra il 1926 e i primi anni trenta quando, contestualmente agli sventramenti di via Arenula, di corso Vittorio Emanuele, di corso Rinascimento e di Borgo, furono effettuati grandi lavori di “liberazione” attorno al Mausoleo di Augusto, creando attorno al mausoleo un grande vuoto delimitato da travertini abbaglianti e geometrici in luogo delle 120 case demolite.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_Marzio
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_IV_campus_martius_logo.png
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Colonna

colonna

Colonna è il nome del terzo rione di Roma, (R. III). La denominazione del rione si riferisce alla Colonna di Marco Aurelio, o Colonna Antonina (del tardo II secolo d.C.), sita in piazza Colonna.

Il nome medioevale Regio Columne et Sancte Marie in Aquiro si rifaceva alla suddetta colonna ed alla chiesa di Santa Maria in Aquiro, probabilmente dell’anno 400.

Riferimenti bibliografici e fonti
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_III_colonna_logo.png
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Monti

Monti

Monti è il nome del primo rione di Roma, (R. I). Deriva dal fatto che comprendeva il colle Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e del Celio. Oggi il Quirinale, Castro Pretorio ed il Celio non gli appartengono più, ma il nome è rimasto.

In epoca romana la zona era densamente popolata: la parte alta del rione (dalle Terme di Diocleziano alla Suburra) era costituita da domus signorili e denominata Vicus patricius (oggi Via Urbana), mentre nella parte bassa e pantanosa, la Suburra, appunto, vivevano i plebei, e la zona era fitta di lupanari e locande malfamate. Più giù, nella valle tra Campidoglio e Palatino, c’erano i fori imperiali.

Nel Medioevo la situazione era ben diversa: gli acquedotti romani erano stati danneggiati ed era difficile far arrivare l’acqua a causa del terreno rialzato (è una zona collinare); per questo gli abitanti tendevano a trasferirsi nel Campo Marzio, zona pianeggiante a valle dei colli. Del resto gli abitanti di Roma erano abituati a bere l’acqua del Tevere, allora potabile.

Dal Medioevo fino agli inizi del 1800 il rione rimase essenzialmente una zona ricca di vigne e orti, poco popolata per la scarsità d’acqua e per la lontananza dal Vaticano, centro culturale di quel periodo. L’unico fattore che fece sì che la zona non diventasse totalmente inabitata era la presenza delle basiliche di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore: il continuo afflusso di pellegrini garantiva sempre un cospicuo numero di persone sul territorio.

Sempre nel Medioevo gli abitanti di Monti, detti monticiani, svilupparono una loro forte identità, tant’è che il loro dialetto romano era lievemente diverso da quello degli altri rioni. Sussisteva una rivalità tra gli abitanti dell’altro rione con una forte identità, Trastevere, che spesso nel XIV secolo si concretizzava in scontri cruenti tra abitanti dei due rioni.

Successivamente, lo sviluppo urbanistico di fine 1800 (Roma era appena diventata capitale) e i grandi sventramenti del periodo fascista cambiarono completamente il volto del rione. In particolare, tra il 1924 e il 1936 un’ampia porzione della parte bassa del rione fu distrutta per costruire via dei Fori Imperiali (allora via dell’Impero) e portare alla luce i resti dei fori imperiali.

Oggi il rione è molto ampio, e urbanisticamente assai composito: si va dalle zone di intensiva urbanizzazione ottocentesca (come quella tra il Viminale e il Quirinale, con asse su via Nazionale, e tutta l’edilizia di via Cavour) e ancor più recente (come quella tra l’Esquilino e il Celio, con asse su via Amba Aradam), al parco archeologico costituito dalla zona Colle Oppio, Colosseo, Ludus Magnus, Foro di Nerva, Foro e Mercati di Traiano.

Il furore edilizio del primo quarantennio del regno d’Italia e gli sventramenti fascisti hanno risparmiato la zona della Suburra, di cui i turisti amano molto il “pittoresco”, quasi quanto quello di Trastevere. Particolarmente apprezzata da questo punto di vista e sempre più frequentata, negli ultimi anni, è la zona tra via Nazionale e via Cavour (via del Boschetto, via dei Serpenti, via Panisperna e Via Baccina), che per la modestia delle case d’abitazione, le vie strette, le botteghe artigiane, i negozietti sembra conservare le caratteristiche della roma ottocentesca. La zona, fitta di trattorie, bar e locali vari, gravita sulla piazzetta della Madonna dei Monti, nei pressi dell’omonima chiesa, che ancora funge (anche) da centro di aggregazione per i residenti locali e i frequentatori occasionali.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Monti_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_I_monti_logo.png
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Campitelli

campitelli

Campitelli è il nome del decimo rione di Roma, (R. X). Il nome viene da “Capitolium”, luogo in cui sorgeva il tempio più importante di Roma antica, quello della triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva. Secondo altre opinioni, vista anche la diffusione del toponimo “Campitelli” fuori dall’Urbe, l’etimologia verrebbe da Campus Telluris, ovvero campo sterrato.

Nello stemma del rione c’è la testa nera di un drago su sfondo bianco. La scelta del simbolo deriva dalla leggenda secondo cui un drago che infestava il Foro Romano fu cacciato da papa Silvestro I.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Campitelli
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_X_campitelli_logo.png
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Trevi

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Trevi è il nome del secondo rione di Roma, (R. II). L’origine di tale nome non è ancora sicura, tuttavia l’ipotesi più accreditata è che provenga dal latino trivium, che sta ad indicare la confluenza di tre vie nella piazzetta dei Crociferi, situata al lato della moderna piazza di Trevi.

Durante la Roma repubblicana rientrava nella terza regione, durante la Roma imperiale era suddivisa tra la sesta (chiamata Alta Semita) e la settima (chiamata via Lata). Nell’antica Roma, nel rione Trevi c’erano ampi raggruppamenti di case private da cui si ergevano alcuni edifici monumentali. Sin dal periodo romano tale zona fu suddivisa in due parti principali: quella bassa, pianeggiante e vicino al fiume, e quella alta, collinare e quindi rialzata. La prima era centro di attività cittadine, mentre la seconda rimase essenzialmente una ricca zona residenziale.

Dopo la caduta dell’impero la zona collinare si andò spopolando mentre la popolazione tendeva a concentrarsi nella zona a valle. L’urbanizzazione seguì la popolazione: le costruzioni erano numerose nei pressi del Tevere mentre non si costruì praticamente nulla nella zona collinare fino ai fasti del Rinascimento.

Nel 1600 l’urbanizzazione, la costruzione di strade, chiese e fontane avevano fatto sì che tutto il rione Trevi fosse densamente popolato, e il suo aspetto rimase essenzialmente inalterato fino alla fine del XIX secolo. Il Quirinale, parzialmente isolato dalla parte densamente popolata nei pressi del Tevere, tendeva a trasformarsi in un centro di potere ospitando numerosi palazzi rappresentativi della potenza papale.

Durante il periodo napoleonico, nel 1811, si decise che il Quirinale dovesse diventare un vero centro di potere imperiale. Tale progetto non fu realizzato a causa della caduta di Napoleone, tuttavia l’idea rimase e fu ripresa parzialmente nella pianificazione dell’assetto urbanistico di Roma capitale dopo il 1870. Infatti molti ministeri si trovano ancora oggigiorno nel rione Trevi.

Ciò trasformò completamente il volto della parte collinare del rione, che allora era una zona non densamente abitata ricca di viottoli, di chiese e di palazzi monumentali.

Il monumento più celebre nel rione è la fontana di Trevi.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Trevi_(rione_di_Roma)
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_II_trevi_logo.png
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le Mura Aureliane

mura aureliane

le Mura Aureliane – Rif.f. 1

Le Mura Aureliane sono una cinta muraria costruita tra il 270 ed il 273 dall’imperatore Aureliano per difendere Roma, capitale dell’impero, dagli attacchi dei barbari. Dopo aver subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell’antichità che in epoca moderna, le mura si presentano oggi in un buono stato di conservazione per la maggior parte del loro tracciato; nell’antichità correvano per circa 19 km, oggi sono lunghe 12,5 km.
In quel periodo la città si era sviluppata ben oltre le vecchie Mura serviane (che circondavano solamente i sette colli), costruite nel IV secolo a.C., durante l’età repubblicana, protetta da parecchi secoli di espansione dello Stato; ma la nuova minaccia, rappresentata dalle tribù barbare che fluivano alla frontiera germanica, non poteva essere controllata dall’impero, che versava allora nella difficile crisi del III secolo.
E infatti, dopo il 250 orde di Goti calarono dalla Scandinavia, loro terra d’origine, espandendosi a sud fino alla Grecia e sottoponendo l’intera Europa centro-meridionale ad un pesante saccheggio. L’unica barriera che riuscì in qualche modo a frenare l’impeto di questi assalti si rivelò essere la presenza di mura fortificate, e così riuscirono a scampare città come Milano, Verona e poi Mileto ed Atene.
Inizialmente Roma si considerava immune da ogni pericolo: secoli di tranquillità facevano ritenere impensabile che un nemico potesse violare il sacro suolo dell’Urbe. Una fortunosa conferma di questa convinzione si ebbe quando, intorno al 260, gli Alemanni invasero la penisola, arrivando fino a Roma. Ma evidentemente anche loro erano convinti dell’invulnerabilità di una città così importante, e rinunciarono ad aggredirla, come già aveva fatto Annibale nella seconda guerra punica. Nel 270 Aureliano riuscì ad arrestare, nei pressi di Piacenza, non senza difficoltà, un’ennesima invasione di Alemanni e Goti; il pericolo era scampato ancora una volta, ma ormai ci si rese conto della necessità di correre urgentemente ai ripari: da molto tempo le legioni non erano più in grado di controllare il territorio dello Stato per tutta la sua estensione.
La costruzione delle mura iniziò probabilmente nel 271 e si concluse entro due anni, anche se la definitiva rifinitura avvenne verso il 280, sotto l’imperatore Probo. Il progetto era improntato alla massima velocità di realizzazione e semplicità strutturale, oltre, ovviamente, ad una garanzia di protezione e sicurezza. Queste caratteristiche fanno pensare che un ruolo non secondario, almeno nella progettazione, sia stato rivestito da esperti militari. E d’altra parte, poiché all’epoca gli unici nemici che potevano rappresentare qualche pericolo non erano in grado di compiere molto più che qualche razzia, un muro con robuste porte ed un camminamento di ronda poteva ritenersi sufficiente. Comunque, nessun nemico assediò le mura prima dell’anno 408.
Ai tempi di Massenzio risalgono alcuni interventi di riassesto e rinforzo del muro, oltre alla predisposizione, in funzione anti-costantiniana, di un fossato che però fu forse terminato proprio da Costantino.

Riferimenti bibliografici: http://it.wikipedia.org/wiki/Mura_aureliane
Riferimenti fotografici: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Karte_Rom_unter_Augustus_MKL1888.png

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i Rioni di Roma

i Rioni di Roma

I.Monti   II.Trevi   III.Colonna   IV.Campo Marzio   V.Ponte   VI.Parione   VII.Regola   VIII.S.Eustachio   IX.Pigna   X.Campitelli   XI.S.Angelo   XII.Ripa   XIII.Trastevere   XIV.Borgo   XV.Esquilino   XVI.Ludovisi   XVII.Sallustiano   XVIII.Castro Pretorio   XIX.Celio   XX.Testaccio   XXI.S.Saba   XXII.Prati

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