Campo Marzio

campo marzio

Campo Marzio è il nome del quarto rione di Roma, (R. IV). Il Campus Martius era una zona della Roma antica di circa 2 km², inizialmente esterna ai confini cittadini e più tardi suddivisa da Augusto tra due delle sue 14 regioni: la VII, via Lata, e la IX, Circus Flaminius.

Nel medioevo divenne la zona più densamente popolata della città. Il nome è attualmente attribuito al IV rione della città, meno esteso dell’omonima zona antica. Lo stemma è una mezzaluna d’argento in campo azzurro; l’origine di tale simbolo è ignota.

Dal punto di vista orografico si tratta di una vasta zona pianeggiante, delimitata da un’ansa del fiume Tevere, a nord del Quirinale e del Campidoglio.

Sin dall’epoca regia, l’area fu consacrata al dio Marte ed adibita ad esercizi militari. Tarquinio il Superbo se ne appropriò e la fece coltivare a grano. Secondo una leggenda, durante la rivolta che causò la cacciata del re, i covoni di quel grano furono gettati nel fiume dando origine all’Isola Tiberina.

Con l’inizio dell’epoca repubblicana, il Campo Marzio ritornò area pubblica e fu riconsacrato al dio. Fu sede dei comitia centuriata, assemblee del popolo in armi.

La parte più meridionale della piana, a partire dalle pendici del Campidoglio (dove attualmente sono visibili i resti del teatro di Marcello e del portico di Ottavia) era distinta dal Campo Marzio vero e proprio, con il toponimo di Circo Flaminio. L’area fu attraversata dalla via Flaminia, la cui parte urbana prese il nome di via Lata (attuale via del Corso).

Le fondazioni di edifici sacri partono dal primo dei re di Roma, Romolo, e proseguono fino a tutto il II secolo a.C. Vi vennero inoltre edificati portici ed edifici privati e vi ebbero dei possedimenti Publio Cornelio Scipione e Pompeo.

Inizialmente la zona, poiché era al di fuori dei confini ufficiali della città, venne utilizzata per dare udienza ad ambasciatori stranieri e vi venivano più facilmente eretti luoghi di culto per le divinità orientali.

L’inizio della monumentalizzazione dell’area si ebbe con il teatro di Pompeo nel 55 a.C. Con Cesare furono sistemati gli edifici legati alle elezioni, i Saepta Iulia (completati da Augusto) e la Villa publica.

In epoca augustea, Marco Vipsanio Agrippa inserì i giardini, la basilica di Nettuno, le terme con il suo nome e il Pantheon. Vi fu costruito anche il primo anfiteatro permanente di Roma (l’anfiteatro di Statilio Tauro), un teatro (il teatro di Balbo), un’immensa meridiana (la meridiana di Augusto) a fianco della quale sorgeva l’Ara Pacis.

La zona non edificata verso nord era dominata dal mausoleo di Augusto e dall’orologio solare (Horologium Augusti) formato da un’estesa platea in marmo, i cui resti sono oggi visibili negli scavi a San Lorenzo in Lucina, e per gnomone l’obelisco oggi a piazza Montecitorio. Nel giorno natale dell’imperatore, l’ombra dello gnomone raggiungeva l’ingresso dell’Ara Pacis, il monumento voluto dal Senato romano per celebrare la pace e la stabilità portate dal governo di Augusto, che integrava questo grande complesso celebrativo e funerario.

Probabilmente a Caligola si deve la prima costruzione del tempio dedicato ad Iside. Sotto Nerone furono costruite altre terme a suo nome ed un ponte.

Dopo il grande incendio di Roma dell’anno 80, Domiziano ricostruì i monumenti aggiungendo uno stadio (che diverrà poi piazza Navona) ed un odeion (piccolo edificio per spettacoli coperto, in forma di piccolo teatro). Adriano trasformò il complesso del Pantheon e collocò nella parte settentrionale, legata ai funerali imperiali, i templi di Matidia e Marciana. Successivamente vi furono costruiti il tempio di Adriano, ed innalzate una colonna dedicata ad Antonino Pio e la Colonna Antonina, dedicata a Marco Aurelio, che traeva ispirazione dalla Colonna Traiana.

Con il taglio degli acquedotti durante gli assedi delle guerre greco-gotiche nel VI secolo e la conseguente maggiore comodità determinata dalla vicinanza del fiume, e in seguito alla creazione di un nuovo polo cittadino nella Basilica di San Pietro in Vaticano, centro di pellegrinaggi, l’area del Campo Marzio divenne il quartiere più popolato della Roma medioevale.

Il quartiere era attraversato dal percorso della processione, che conduceva il papa neo eletto, tra San Pietro e la residenza a San Giovanni in Laterano. L’area era inoltre attraversata dalla più importante arteria che continuava a collegare Roma col resto d’Europa, la via Cassia. Questa, dopo essersi riunita alla via Flaminia, entrava in città attraverso la porta del Popolo; il tratto urbano conservava ancora l’antico nome di via Lata e costituiva un importante percorso cittadino.

Il tessuto edilizio del quartiere era particolarmente fitto tra le emergenze monumentali dei resti degli antichi edifici ancora conservati, percorso da una fitta rete di strette strade, incentrata sulle preesistenti vie romane e sull’attraversamento del Tevere verso San Pietro con Ponte Sant’Angelo.

Durante l’alto Medioevo erano rimasti urbanizzati a Roma in modo intensivo soltanto tre rioni: il Borgo Vaticano, Trastevere e appunto il Campo Marzio, nella cui denominazione si includeva tutta la zona popolata lungo la riva sinistra del Tevere a partire dalle falde del Quirinale, cioè quelli che sono oggi i rioni di Trevi, Colonna, Pigna, Sant’Angelo, Regola, Sant’Eustachio e Ponte.

Numerosi furono gli interventi papali per la sistemazione della viabilità:

  • Papa Paolo II (1464-1471)] rettificò e liberò il percorso della via Lata, che prese da questo momento il nome attuale di via del Corso

  • Papa Sisto IV (1471-1484) fece costruire Ponte Sisto

  • A papa Giulio II (1503-1513) si deve il doppio sistema di strade diritte create sulle due rive del Tevere: la via Giulia sulla riva sinistra del Campo Marzio e la via della Lungara sulla riva destra tra Trastevere e il Vaticano

  • Nel 1518 sotto papa Leone X venne tracciata un’altra via diritta tra il ponte Sant’Angelo e la porta del Popolo, la via Leonina, poi ribattezzata via di Ripetta

  • Tra il 1523 e il 1527 sotto papa Clemente VII venne tracciato anche il terzo ramo del cosiddetto “tridente”, l’attuale via del Babuino, che favorì lo sviluppo urbanistico del rione Trevi in un’area fino a quel momento piuttosto marginale

  • Papa Paolo III (1534-1549) realizzò il cosiddetto “Piccolo Tridente”, una serie di tre vie che confluivano su ponte Sant’Angelo: la via di Panico verso l’antica via Recta (via dei Coronari); il “Canale di Ponte” (via del Banco di Santo Spirito), verso la via papalis (via dei Banchi Nuovi – via del Governo Vecchio); la prosecuzione di via Giulia fino al ponte. Viene inoltre creata la via Trinitatis dal Tevere verso il Pincio (via Fontanella Borghese – via dei Condotti)

Contemporaneamente la città si arricchisce di palazzi nobiliari e cardinalizi, di chiese e di monumenti pubblici. Per evitare di dipendere dall’acqua del Tevere nel 1570 si ripristinò l’acquedotto Vergine e si iniziarono ad edificare le prime fontane.

Con papa Sisto V (1585-1590) si iniziò la sistemazione degli obelischi antichi, che vennero rialzati come punto focale dei nuovi tracciati stradali, i quali estendevano il processo di urbanizzazione anche al di fuori del Campo Marzio. Continuarono ad essere edificati palazzi e sistemate piazze, fontane e monumenti per tutto il periodo barocco e ancora nel XVIII secolo, che vide le scenografiche sistemazioni della scalinata di piazza di Spagna, del porto di Ripetta e della fontana di Trevi.

Massicci interventi nel Campo Marzio ripresero quando Roma divenne capitale del Regno d’Italia nel 1870: anzitutto i muraglioni in cui fu chiuso il Tevere, per evitare le alluvioni, costeggiati dai nuovi Lungotevere, che furono denominati Lungotevere in Augusta (dove fu bruciato Cola di Rienzo), dalle mura all’Ara Pacis, e Lungotevere Marzio.

Per raggiungere il nuovo quartiere dei Prati di Castello da Piazza del Popolo fu costruito nel 1891 il ponte intitolato alla Regina Margherita e nel 1902 più a valle, in asse con piazza Cavour e il Palazzaccio, il ponte intitolato a Cavour, sotto il quale fu seppellito il porto di Ripetta.

Già nel 1909, in funzione dello sviluppo del rione Prati, era poi stato previsto uno sventramento trasversale al Campo Marzio, che prevedeva un nuovo asse stradale il quale, scendendo dal Pincio, doveva raggiungere il Tevere a Ponte Cavour, demolendo lungo la direttrice di via della Croce. Questo percorso fu leggermente modificato tra il 1926 e i primi anni trenta quando, contestualmente agli sventramenti di via Arenula, di corso Vittorio Emanuele, di corso Rinascimento e di Borgo, furono effettuati grandi lavori di “liberazione” attorno al Mausoleo di Augusto, creando attorno al mausoleo un grande vuoto delimitato da travertini abbaglianti e geometrici in luogo delle 120 case demolite.

Riferimenti bibliografici e fonti
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_Marzio
Riferimenti fotografici
  • http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rome_rione_IV_campus_martius_logo.png
  • Archivio tuaRoma.it
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