Pasquino

Pasquino

Pasquino

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città tra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, così che al mattino successivo potessero essere viste e lette da chiunque prima di essere asportate, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette pasquinate, dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti.

La statua è in realtà un frammento di un’opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C., danneggiata nel volto e mutilata degli arti, rappresentante forse un guerriero greco. Si è anche sostenuto che si tratti del frammento di un gruppo dello scultore Antigonos raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente, del quale esiste una copia in marmo conservata nella Loggia dei Lanzi a Firenze, ma l’attribuzione è contestata. Precedenti attribuzioni ritenevano che raffigurasse Aiace con il corpo di Achille oppure Ercole in lotta con i Centauri.

Fu ritrovata nel 1501, proprio nella piazza dove ancora oggi si trova, piazza di Pasquino, durante gli scavi per la pavimentazione stradale e la ristrutturazione del Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi), di cui si occupava anche il Bramante, eseguita per conto del cardinale Oliviero Carafa, il quale insistette per salvare l’opera, da molti ritenuta invece di scarso valore, e la fece sistemare nell’angolo in cui ancora si trova, applicandovi lo stemma dei Carafa ed un cartiglio celebrativo.

Pasquino in breve tempo divenne fonte di preoccupazione ed irritazione per i potenti presi di mira dalle pasquinate. Famosa è rimasta la pasquinata seicentesca riferita a Papa Urbano VIII Barberini, quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini (ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini), scritta per denunciare le numerosissime depredazioni dei grandi monumenti della Roma antica, come il Colosseo ed il Pantheon, per ricavare prezioso materiale edilizio per la ricostruzione in stile barocco della città. Nel momento, poi, in cui veniva fatto vigilare notte e giorno da guardie, le pasquinate apparivano ancora più numerose ai piedi di altre statue parlanti.

Verso dopo verso, con i suoi commenti, Pasquino simboleggiava il popolo di Roma che punteggiava gli eccessi di un sistema con il quale conviveva con sorniona sufficienza, e segnalava che, per la sua particolare storia, Roma sapeva valutare anche figure che assommavano in sé il massimo potere religioso e di governo, riuscendo a scorgerne le umane modestie e rimarcarne velleità e malefatte. La sua produzione, sostanzialmente, si estinse con la breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale.

Si è anche detto che Pasquino sia stato distratto dalla contemporanea messa in circolazione dei sonetti del Belli, che mostravano più di qualche apparentamento nel proseguirne l’opera; in ogni caso la statua tacque, priva del suo antico bersaglio, e fogli appesi non se ne videro più. Tornarono solo saltuariamente. Nel 1938, in occasione dei preparativi per la visita di Hitler a Roma, Pasquino riemerse dal lunghissimo silenzio per notare la vuota pomposità degli allestimenti scenografici, che avevano messo la città sottosopra per settimane:

Povera Roma mia de travertino / te sei vestita tutta de cartone / pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino!

L’origine del nome Pasquino è avvolta nella leggenda. Secondo alcuni, sarebbe stato un personaggio del rione noto per i suoi versi satirici: forse un barbiere, un fabbro, un sarto o un calzolaio. Secondo altri, mastro Pasquino sarebbe stato un ristoratore che conduceva il suo esercizio nella piazzetta. Un’ipotesi recente sostiene invece che fosse il nome di un docente di grammatica latina di una vicina scuola, i cui studenti vi avrebbero notato delle rassomiglianze fisiche: sarebbero stati questi a lasciare per goliardia i primi fogli satirici.


Riferimenti bibliografici e fonti

http://it.wikipedia.org/wiki/Pasquino

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pasquino.jpg